prossima massa critica: 25 novembre
critical mass palermo ||| propaganda
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>>> testi: leggere con attenzione il foglietto illustrativo

"Due cose riempiono l'animo di ammirazione e
venerazione sempre nuova e crescente:
la legge morale in me e la bicicletta sotto di me"
       -- Immanuel Kant (apocrifo)

1. alcune cose che critical mass non è / non ha / non fa
[calligramma vagamente zen]

c m non esiste al di fuori dell'incontro casuale di ciclisti
c m non ha denominatori comuni oltre alla bici
c m non rappresenta le idee di nessuno
c m non è qualcosa di cui "si fa parte"
c m non è rappresentata da nessuno
c m non è interlocutore di nessuno
c m non è un movimento politico
c m non è una manifestazione
c m non blocca il traffico
c m non è una protesta
c m non è organizzata
c m non ha ideologie
c m non è un corteo
c m non ha capi

c m non comincia e non finisce, ma
si crea e si disperde da sè,
unendo persone diverse,
spontaneamente,
casualmente,
ogni mese

per mostrare a tutti
che un'altra mobilità è possibile,
che un'altra città è possibile.

2. estratti da d. tronchet, "piccolo trattato di ciclosofia", pratiche editrice 2001

In un organismo urbano in cui sono solo un corpo estraneo, in una città ostile, [i ciclisti] s'inventano un modo di essere che non è stato previsto per loro. Tratteggiano nello spazio la minuta di una città in bicicletta: tracciano, e cancellano. Le loro evoluzioni sono rimorsi d'artista. Sono tutti presi nel loro atto creativo, nello schizzo febbrile. Non giudicateli adesso, ma quando avranno terminato la prima stesura.
Nell'attesa, smettetela con questi colpi di clacson, con i vostri fischietti striduli, fate silenzio e trattenete il respiro come fareste davanti a un bambino che fa i primi passi in un equilibrio sempre sul punto di infrangersi. Osservateli con indulgenza commossa. Cercano, barcollando, un nuovo equilibrio che rimetterà in marcia la città.

"Lascerò la macchina e userò la bicicletta quando non ci sarà più inquinamento". Scusa ben nota. E grave errore. Tutti gli studi lo dimostrano: in macchina si subiscono gli effetti dell'inquinamento atmosferico tanto quanto in bicicletta. [...] Basta un semplice gioco di parole, un piccolo numero di magia semantica, gratuito e di sicuro effetto: invertiamo la frase parola per parola. "Non ci sarà più inquinamento quando lascerò la macchina e userò la bicicletta".

Lo spirito di parte qui sempre all'opera non arriverà a negare il pericolo della bicicletta in città. Certo, la presenza di ogni bicicletta sulla strada è un atto di coraggio. In sostanza significa: sì, rischio la pelle, ma sono qui come un fragile vessillo, piantato simbolicamente su un territorio invaso dalla barbara automobile, fino alla sua liberazione totale e senza condizioni. E quindi fino alla scomparsa del pericolo stesso. Infatti smascheriamo quest'altro slittamento semantico: "andare in bicicletta in città è pericoloso". Niente affatto! E' usare la macchina che è pericoloso per le biciclette.In attesa di quel giorno, i rari ciclisti che s'incrociano sull'asfalto si inviano piccoli cenni o un sorriso di complicità, come due superstiti uniti in una stessa battaglia per la sopravvivenza, al di là di ogni considerazione sociale o etnica.
Ed ecco un altro elemento, più significativo di quanto sembri, che distingue la bici dall'auto. Sulla strada, gli automobilisti sono avversari, i ciclisti sono solidali.

3. l'angolo della poesia ciclistica (si apre in un'altra finestra)

Giovanni Pascoli, La bicicletta
Guido Gozzano, Le due strade

© di nessuno, 2004 / ultimo aggiornamento: 5 novembre 2006